martedì 11 febbraio 2014

Frammenti di Tokyo #2: Non Resta Che Aspettare

E' seduta davanti a me, avvolta da un cappotto grigio di quelli con il collo alto, pantaloni in tinta che mettono in risalto gambe slanciate per una giapponese, postura simmetrica. Ha una borsa leopardata in grembo, che circonda con le braccia allacciando dolcemente le dita. Capelli lisci, morbidi e castani, con appena un po' di ricrescita nera. Fissa dritto davanti a se', ma ha lo sguardo perso nel vuoto. E' molto bella. Sbatte le palpebre.

Sta piangendo.
Una lacrima scende muta e decisa sulla sua guancia. Lei non si muove, il suo corpo pervaso da una calma innaturale. Non singhiozza, non tira su col naso, sta semplicemente li', con la mente in un misto di flashback e catatonia ad aspettare che il dolore passi, come se fosse il treno su cui e' seduta. Sta li' e sbatte le palpebre, e aspetta, lacrima dopo lacrima.

A Ikebukuro una marea di persone scende e io e lei ci mescoliamo a loro. Un paio di salaryman di fretta mi spingono e per un momento le sono vicina, cosi' vicina che potrei sussurrarle parole di conforto all'orecchio, cosi' vicina che potrei abbracciarla, potrei asciugarle le lacrime e prenderla per mano e accompagnarla a casa e prepararle un te' caldo e avvolgerla in una coperta morbida e

"Ultimo treno per Akabane in partenza al binario 4".

La sorpasso e comincio a correre.

mercoledì 8 gennaio 2014

Frammenti di Tokyo #1: Un Piede Nel Vuoto

Pensavo a un anno fa, e a come ero persa.

Non sapevo nulla di questo luogo. Tutto era nuovo, sconosciuto, eccitante. La prima volta che sono andata a Shinjuku mi sono persa. E anche la seconda. Leggevo le insegne e mi chiedevo se si trattasse di un ristorante, di un club o di un karaoke.

Non avevo nessun amico, nessun riferimento, solo una città traboccante di sconosciuti e un pezzo di plastica che mi permetteva di rimanerci.

Ogni passo era come mettere un piede nel vuoto. E c'era il vuoto dentro di me, dopo tutti quegli addii e birre dell'ultimo momento e canzoni ascoltate in macchina di notte con rabbiose lacrime agli occhi, e mail straripanti di discorsi che non avevo avuto il tempo di fare. Vuoto in attesa di essere riempito.
Lei camminava svelta davanti a me con le sue millemila borse, e ora chissà dov'è, dopo un anno, chissà chi era e qual è la sua storia. Il tempo di uno scatto, e persa.

Persa tra quelle luci che non avevano ancora senso.


Live up to Shinjuku

dammi una spinta e il limite dov'è
dammi una spinta e un limite se c'è

mercoledì 1 gennaio 2014

Se mi Chiedete Dove Sono Stata... Potrei Farvi la Stessa Domanda

Se facessi un post di scuse non sarebbe nel mio stile, e poi chi ci crede che in un anno intero non ho mai avuto tempo di aggiornare il blog.

Se facessi un post di spiegazioni sarebbe noioso e anche quei due lettori e mezzo che forse mi saranno rimasti probabilmente mi abbandonerebbero del tutto.

Se cominciassi da adesso forse non capireste niente, e sarebbe un peccato non raccontare le meraviglie vissute nella metropoli succhiaanime, anche perché nonostante non abbia pubblicato post ho sempre preso appunti, e quindi checcazzo.

Allora non mi resta che farvi vedere, e pubblicare un po' in ordine e un po' a random i pezzi di Tokyo che mi hanno portata fino a qui, rannicchiata sotto le coperte nel mio appartamento yakuza mentre la birra gela e lo stereo sputa assoli di chitarra.
Seguitemi ancora una volta, e vi porterò con me tra i grattacieli che luccicano come diamanti elettrici, attraverso i vicoletti fumosi e malfamati, e di stazione in stazione tra inchini e traballanti uomini in giacca e cravatta, recrutatori di hostess e gente che corre senza motivo. Vi racconterò delle mille insegne accecanti, dei salaryman, dei tanuki, delle vecchiette e dei ciclisti assassini, delle ragazze con gli occhi finti e dei modelli con le scarpe rotte, dei barboni ordinati, dei poliziotti inutili, degli uomini che passeggiano con la verdura, dell'ultimo treno e dell'alba sul cemento, dei travestiti che regalano fazzoletti e degli immigranti razzisti, degli uomini dei pachinko e di quelli delle sale giochi... della mia tanto agognata vita a Tokyo. Di cavoli e di re.

Ikitai ritorna.

... non vi eravate mica offesi, vero?