lunedì 1 giugno 2015

A Day in Akabane

Sabato scorso sono stata ad Akabane.

Akabane è il quartiere dove ho vissuto per un anno prima di trasferirmi nell'appartamento di adesso. E' il quartiere dove ho incontrato il signore che mi ha insegnato a suonare il sanshin. E' un posto che amo, perché è abitato da una comunità di persone che si conoscono e si aiutano l'un l'altro, ogni bar o ristorante o negozio ha qualcosa di particolare, e vanta il livello di pazzia pro capite più alto di tutta Tokyo.

C'è la vecchietta che gestisce un negozio di alcolici, che ogni volta che vai a comprare qualcosa ti regala un uovo sodo. C'è il tipo che vende takoyaki che ogni giorno si piazza davanti al suo negozio con le braccia incrociate e la faccia seria e un cappello da polipo, ad aspettare i clienti. C'è il barbone senza gambe che suona la chitarra fuori dalla stazione, talmente male che farebbe sdegnare anche il più stonato dei boyscout. E poi la gente che si addormenta nei cespugli, i vecchietti che fanno a botte con gli ombrelli e si scontrano con le biciclette, le cinesi/filippine che stalkano i salaryman per convincerli ad entrare nel loro locale e i pervertiti gestori di kyabakura che mi fermano alla stazione chiedendomi se voglio lavorare per loro.
Tutto questo è solo un frammento di Akabane, e io l'adoro.

Ma torniamo a noi. Questa volta sono andata ad Akabane non per mangiare takoyaki, né per lavorare in un kyabakura, ma per business. Io, il mio maestro di sanshin e la nostra violinista dovevamo andare a vedere un paio di posti in cui in futuro potremmo fare un concerto.

Primo posto: un negozio specializzato in libri per bambini, aperto da poco, che il weekend ospita musicisti in una sala sul retro.
Appena entrata volevo tornare bambina. Scaffali e scaffali e scaffali di libri pieni di immagini bellissime, gatti e samurai, castelli e principesse. I marmocchi di Akabane devono sentirsi privilegiati.



Finito il soundcheck, siamo passati da un negozio lì vicino. Fuori, l'edificio era completamente coperto di rose, così tante che si faceva fatica a trovare l'entrata, e dentro c'era un negozio di vestiti e tessuti. A quanto pare a volte la padrona del negozio ogni tanto prende e sposta tutti i vestiti, mette al loro posto delle sedie e organizza dei concerti. Geniale.

Questa piccola e innocente creatura è una violinista coi controcazzi
Dopodiché abbiamo proseguito con un altro soundcheck in un piccolo music club sotterraneo sotto ad un locale di nome Enab, il cui proprietario viene sempre a vedere i nostri concerti. Finito il soundcheck la violinista, sempre piena di impegni, ci ha abbandonati e noi siamo andati a riposarci al nuovo shisha bar di Akabane, Shisha de Tree.


Birretta, shisha e sanshin. Il proprietario, Shunpei, ha acconsentito a lasciarci far prove nel suo bar.



E' passato un anno da quando ho cominciato a suonare il sanshin. E' uno strumento abbastanza facile da suonare, con solo tre corde. Ma la differenza di qualità si vede quando lo prende in mano il mio maestro.



Quando si fa ora di andare, prometto di tornare presto e rubo un paio di scatti a Shunpei.

Shunpei è uno di quei tipi che ti ispirano simpatia. Non sembra che sappia come smettere di sorridere, e a guardarlo si capisce che gestire il suo bar è tutto quello di cui ha bisogno per essere felice. E' straordinariamente alto per essere un giapponese, e porta i capelli lunghi e uno stile nel vestire che dicono "col cazzo che diventavo un salaryman".

The Master of shisha
Prima di tornare a casa, una visita è di dovere a Yoriki, il mio standing bar preferito.

E' cominciata la stagione dei tavoli all'aperto. Suoniamo il sanshin mentre le persone di passaggio per strada si fermano a ballare.


lunedì 25 maggio 2015

Le Avventure di Fuchiko #2: Keiyaki beer festival

In Giappone hanno appena scoperto l'acqua calda la birra artigianale.

Basta Asahi, Sapporo, Kirin e via dicendo, basta fare birra con talmente poco malto che non si può nemmeno chiamare birra: il consumo birraio giapponese sta cambiando. Si vedono sempre più craft beer bar e brew bar, i microbirrifici nascono come funghi e birre "speciali", giapponesi o d'importazione, si trovano in quasi tutti i supermercati.

I giapponesi non hanno mai nascosto la loro passione per l'alcol, anzi: qui uscire con i colleghi o i clienti per un drink è considerato business, e l'ubriachezza non è considerata un tabù. Indipercui, in questo ambiente così accogliente per l'afrodisiaca bevanda non poteva non arrivare la moda delle birre fiche, e in estate i festival di birra artigianale e non, economici e non, simil-Oktoberfest e non, si sprecano.

Venerdì io e Fuchiko siamo andate al Keyaki biru matsuri, un festival di birra artigianale principalmente giapponese in quel di Saitama. E' la seconda volta che ci vado, ma l'anno scorso non ho potuto godermi la birra più di tanto perché ci sono andata di domenica ed era così pieno che non ci si poteva muovere e ho dovuto stendere il telo a chilometri dal festival.

Ma quest'anno le cose sono diverse: il mio contratto freelance mi permette di scambiare un giorno lavorativo con uno di vacanza e bam! Ecco libero il venerdì. Thug life.
Ed è una goduuuuria. Ce la prendiamo con calma e arriviamo sul posto alle 3 del pomeriggio, e non solo riusciamo a vedere il pavimento, ma possiamo anche deambulare liberamente e - udite udite - scegliere un posto in cui stendere il telo! Le code agli stand della birra sono inesistenti e Fuchiko opta subito per il birrificio della prefettura di Nagano, Shiga Kogen.



Qui sono molto popolari i 飲み比べセット (nomikurabe setto), ovvero i "set per bere e comparare". Ti danno quattro delle loro birre così tu puoi assaggiare un po' di tutto. Shiga Kogen offriva una IPA, una pale ale, una weizen e una scura. Diciamo che questi set si addicono a chi è nuovo nel mondo delle birre ma io dopo un po' ho optato per i bicchieri singoli.



Il posto è molto fico, zona urbana vicino alla Saitama Super arena.

No code, yes party!


Ogni stand offre un certo numero di birre, talvolta in edizione limitata, e degli snack particolari. C'è chi cucina salsicce, chi frigge pollo, chi affumica ostriche e chi griglia patate, tutto sembra buonissimo e io, come al solito, non so mai cosa prendere.



L'unica cosa di cui non mi è ben chiara la ragione in tutto questo, e ciò vale anche per l'edizione dell'anno scorso, è il fatto che a questo festival partecipino un sacco di famiglie. Famiglie con bambini piccoli, diciamo da 1 a 8 anni. Vi immaginate portare vostro figlio all'Oktoberfest? Capisco una sagra di paese, ma un evento incentrato sull'alcol? Sarebbe etico da noi? Come verrebbero viste queste giovani coppiette che si portano dietro la prole quando vanno... a bere?
Ok, c'è da dire che da noi sarebbe probabilmente molto più pericoloso, in fondo non si sa mai di che cosa è capace la gente ubriaca, risse, bicchieri rotti, eccetera. Qui anche se uno è ubriaco, il massimo che fa è addormentartisi addosso. Quindi il problema sicurezza è pressoché inesistente.
Io però continuo a non capire, che sia perché qui non vanno di moda le babysitter? O che magari, essendo ugualmente sicure e civili, non fanno grande distinzione tra la sagra del cetriolo fritto e la festa della birra e vedono tutto come un'occasione per divertirsi e stare in famiglia? Qualunque sia la ragione, il mio verdetto rimane invariato: non credo dovrebbero essere permessi marmocchi in un festival dove il tema principale è bere.

Il massimo dell'ubriachezza molesta in Giappone


Quando si fa sera la situazione comincia a scaldarsi, il posto si riempie di salarymen usciti di fretta dal lavoro per infilare un tavolino da campo negli spazi ancora liberi tra i teli della gente, e la situazione agli stand della birra comincia a farsi un po' più accalcata, ma niente di insopportabile. Se c'è una cosa che apprezzo di questo paese è che i giapponesi sono capaci di divertirsi come matti, senza dare fastidio a nessuno.

Anche quando portano dei bambini al festival della birra.

Qui potete ammirare il nostro telo in zona VIP con tavolino rosa, la riunione di famiglia sullo sfondo e i salarymen appena arrivati sulla destra

P.S.: andate a vedervi il link che ho messo all'inizio del post sull'Happoshu, è molto interessante.

mercoledì 20 maggio 2015

Stila@the Punk Bar #1: Never Mind Saper Spinare la Birra

Sto battendo i denti nelle viuzze ancora deserte di Golden Gai. L'uomo che aspetto è in ritardo.

Agosto 2010.
Non ricordo quale notte, ma una delle ultime. Era qualcosa come le 5 di mattina e quelle che erano state bambole dall'aspetto perfetto la sera prima stavano trascinando i loro tacchi rotti verso la stazione, con il trucco colante e i finti boccoli sgonfi. Non so come ci sia finita, ma non avevo idea di dove mi trovassi: gli edifici minuscoli e sgangherati, i cartelli in inglese ridicolo e le porte colorate, i tubi arrugginiti e le insegne spente, tutto deserto. Alla fine di un vicoletto buio mi ricordo che c'era un poster dei Sex Pistols, Never Mind the Bollocks, sulla porta di un bar.

Febbraio 2013.
Aspetto impaziente appoggiata alla porta del bar, guardando a destra e a sinistra a intervalli regolari perché non so da che parte arriverà. Avevo paura di perdermi a venire qui, quindi sono partita in super anticipo, e infatti mi sono persa un paio di volte prima di arrivare. Continuo a distrarmi e il mio sguardo cade sulle insegne ancora spente, sulle porte stilose, sui condotti di ventilazione appesi ai muri, sulle finestrelle minuscole.
L'Uomo Con La Cresta sbuca da dietro l'angolo. E' inconfondibile con la sua corporatura massiccia e il passo pesante, il giubbotto di pelle, i jeans cascanti e le all star consumate. Mi saluta, apre il bar e mi fa strada. Prima di entrare lancio un'occhiata distratta al poster scolorito dei Sex Pistols.

Non ho mai lavorato in un bar, né in Italia né in Giappone né da alcun'altra parte. Lui mi mostra come pulire il pavimento e il bagno e io mi metto al lavoro metre lui traffica con il computer. Sussulto quando parte della musica OI! a palla. Mi mostra come pulire il bancone, dove mettere il cartello, come contare i soldi (io no matematica, aiuto) e varie altre cose. Siamo pronti ad aprire. Lui alza il volume e si siede al bancone. E' ufficialmente iniziato il mio primo giorno da barista.

Arriva il primo cliente. Irasshaimase. Costui è colui che d'ora in poi chiamerò affettuosamente il mio salaryman e che, essendo un habitué, si è prestato come cliente-tutorial. Risponde al nome di Inoue.

Lezione numero uno: Inoue-san beve sempre e comunque Zubrowka on the rocks.



Peccato che io non abbia idea di che cosa sia. Ah, è una vodka. Con un filo d'erba dentro. Ok. Tenga signor Inoue-san, le ho versato la Zub-cosa.

Lezione numero due: nel nostro bar i clienti possono fare richieste musicali.
Dopo aver servito da bere chiedi al cliente se vuole ascoltare qualcosa in particolare e dagli la lista dei gruppi.
L'Uomo Con la Cresta incita Inoue-san a guardare la lista e richiedere qualcosa. Lui ride e la prende in mano (in seguito scopro che i clienti abituali non guardano la lista, perché noi sappiamo già che gruppi ascoltano. I gruppi preferiti di Inoue-san sono Ramones, Buzzcocks e Bloodthirsty Butchers).
Questa volta non c'è nessun problema, penso io. La musica è il mio forte. Non ti deluderò Uomo Con la Cresta.
Mio salaryman: "Mmm... ok, allora mettimi *@##@\"
Io: "(・:゚д゚:・) ahem, come prego?"
Mio salaryman: "Ho detto Kr***shu"
Io: "(@_@)"
Uomo Con la Cresta: "Ha detto KURASSHU"
Io: "Ah, ok. Kurasshu. Sì, subito. Sarà una punk band giapponese, immagino. Ora li cerco. Kurasshu, Kurasshu, Kurassh... aspetta un attimo. Kura... Cra... Cla...

...Mi scusi ma intendeva forse i Clash?

Mio salaryman+Uomo Con la Cresta: "Sì!!"

*stonk* Stila cade a terra.

Da questo momento in poi imparo che ogni volta che un giapponese richiederà un gruppo straniero, dovrò fare la conversione Katakana-Inglese per capire che cosa vuole ascoltare. Qui sotto un piccolo estratto dal vocabolario Treccani Punk di Stila:

Kurasshu → Clash
Sekkusu Pisutorusu → Sex Pistols
Ramonzu → Ramones
Dabiddo Boui → David Bowie
Suuji → Siouxie (and the banshees)

Mentre comincio a prendere appunti per la futura creazione del Treccani, un altro cliente fa la sua apparizione e ordina una birra.

Lezione numero tre: come si spina la birra
Ok, qui so già che i vari mastri birrai che sono tra i miei spettatori mi prenderanno immensamente per il culo, ma all'inizio non ero assolutamente capace di spinare la birra. La mia prima esperienza è andata più o meno così:
"Inclina il bicchiere in questo modo e poi raddrizzalo lentamente mentre spini, in questo modo non esce troppa schiuma". Ok capito. Ora prova tu. Ok nessun problema.

*Stila prova a spinare la birra*

Fatto. E' tutta schiuma signor Uomo Con La Cresta.
Dopo il quinto tentativo capisco che la spina non mi riconosce ancora come leader, mi giro a guardarlo e dico scusa, ti sto facendo fuori tutta la birra, ma lui ride e si allunga per spinarla lui. Che cosa faccio con la birra venuta male? Bevila se vuoi, mi dice, sempre ridendo. Anche il al cliente assetato sfugge un ghigno.
Vabé, almeno il fattore intrattenimento c'è.

Lezione numero quattro: scrivi quello che i clienti ordinano e il relativo prezzo sul blocchetto. Per contare i drink si usa un sistema a gruppi di 5 simile al nostro dove si fanno quattro righe verticali e una orizzontale, come quando si contano i giorni in prigione. In Giappone però invece delle linee si disegna un tratto di questo kanji: 正

Dopo un altro paio di birre e 15 bicchieri di schiuma, il secondo cliente mi saluta. Gli faccio il conto (io no contare yen, aiuto) e il resto della serata passa relativamente tranquillo, imparando come fare gin&tonic (va beh, a questo ci arrivavo anche da sola), highball e altre cose. Riesco perfino a fare conversazione con qualche cliente, anche se il mio livello di giapponese non è ancora abbastanza alto per capire che cosa sta dicendo uno mezzo ubriaco sopra ai Dead Kennedys a volume 81. Ma c'è tempo. A mezzanotte l'Uomo Con la Cresta mi dà il cambio. Per oggi hai imparato abbastanza, ci vediamo questo sabato.

Ero in Giappone da un mese. 
Lui è Thor, e io lavoro all'Hair Of The Dogs di Golden Gai.